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Scandali e intrighi nel mondo dell’auto


Gli scandali più eclatanti nel mondo dell'auto
Foto: by Andreas Praefcke [CC BY 3.0], via Wikimedia Commons

L’industria automobilistica è stata scossa negli ultimi giorni da uno degli scandali più eclatanti della storia, portato alla luce dalla pubblicazione dei risultati di uno studio commissionato dal Consiglio Internazionale sulla Mobilità Pulita (ICCT), il quale avrebbe confermato come la nota casa automobilistica Volkswagen abbia installato un dispositivo su 11.000.000 dei suoi veicoli, finalizzato a falsificare i dati sulle emissioni. Questo software, per l’appunto, avrebbe fatto sì che i dispositivi di controllo si attivassero solo quando il veicolo era sottoposto ai test sulle emissioni, ma non durante il normale funzionamento, quando il veicolo era in grado di superare da 10 fino a 40 volte i limiti consentiti dalla legge.

Senza ombra di dubbio siamo di fronte a una truffa di portata planetaria, ma non rappresenta la prima in questo settore. Vediamo insieme da chi è stata preceduta.


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Il Tucker Torpedo, l’auto avveniristica senza futuro
Foto: by Sean O'Flaherty [CC-BY-SA-3.0], via Wikimedia Commons

 

1. Il Tucker Torpedo, l’auto avveniristica senza futuro

Partiamo dal lontano 1948. La fine della Seconda Guerra Mondiale crea il clima propizio per il lancio di novità, fiutato immediatamente dall’imprenditore carismatico Preston Tucker, il quale accende l’entusiasmo del pubblico americano con la presentazione della sua nuova auto, dalle forme futuristiche e dai sistemi di sicurezza molto avanzati per quell’epoca.

Il costruttore della Torpedo lancia una campagna pubblicitaria in lungo e in largo per tutti gli Stati Uniti, vendendo franchigie ai rivenditori e raccogliendo migliaia di dollari per i compratori che volevano essere i primi a mettersi al volante di una fiammante Tucker. Ovviamente non è oro tutto quello che luccica: l’azienda aveva già le ore contate e presto finì in bancarotta. I fondi raccolti servirono unicamente a mantenerla in vita per un altro paio di mesi fintanto che il governo si vide costretto a intervenire e Tucker, insieme al consiglio direttivo, furono accusati di frode.

Il motore difettoso della Chevrolet
 

2. Il motore difettoso della Chevrolet

Per quasi tre anni la Chevrolet e le autorità competenti americane riuscirono a mantenere il segreto su un difetto di fabbricazione dalle conseguenze mortali sui motori dei veicoli costruiti.

A velocità elevate, infatti, il motore dell’auto subiva variazioni, provocando un’accelerazione fuori controllo e alterando il comando della trasmissione, rendendo al contempo impossibile gestire il veicolo. Per fortuna Chevrolet fu costretta ad ammettere il guasto nel 1971 e annunciare il ritiro di 6,5 milioni di auto.

Ford Pinto: l’auto assassina
Foto: by Morven [CC-BY-SA-3.0], via Wikimedia Commons
 

3. Ford Pinto: l’auto assassina

Nel 1971 la casa automobilistica americana ritirò dal mercato la Ford Pinto, un modello ideato per vincere la concorrenza data dalle auto economiche d’importazione, osso duro per il costruttore a stelle e strisce. Inizialmente l’auto ebbe un grande successo, segnando vendite pari a 328.275 unità solo il primo anno. In quel momento, però, nessuno era ancora a conoscenza del difetto mortale che caratterizzava la Pinto. Nel caso di un tamponamento, infatti, il tubo di alimentazione poteva separarsi e perforare il serbatoio, facendo entrare il combustibile nell’abitacolo e incendiandolo.

A quanto pare, nonostante la Ford fosse a conoscenza del problema, decise di non intervenire in quanto il costo per tale correzione (tra 1$ e 11$ per veicolo) sarebbe stato superiore ai costi legali derivanti da un’eventuale denuncia per danni. Solo dopo la morte di 900 persone a causa di questo difetto la produzione del veicolo fu interrotta e la Ford dovette pagare centinaia di milioni di dollari in indennizzi, ovvero molto di più di quanto aveva calcolato.

Il difetto di trasmissione della Ford
 

4. Il difetto di trasmissione della Ford

A quanto pare il gigante americano non imparò nulla dagli errori precedenti e perseverò, negando un altro gravissimo problema che riguardava questa volta la trasmissione. Le auto con cambio automatico costruite tra il 1966 e il 1980 presentavano un difetto che faceva sì che la leva del cambio si spostasse da sola dalla posizione di parcheggio alla retromarcia. Questo difetto fu responsabile di 777 incidenti, con 259 feriti e 23 morti.

La casa automobilistica riuscì a sfuggire dalla bancarotta, in cui sarebbe finita dopo il pagamento degli indennizzi, solo grazie all’appoggio del governo Reagan. Il problema fu risolto tarallucci e vino con l’invio di 23 milioni di adesivi volti a ricordare al conducente di mettere il freno a mano prima di spegnere il veicolo.

L’accelerazione involontaria delle Audi
 

5. L’accelerazione involontaria delle Audi

Alla fine degli anni ‘80, Audi tentava strenuamente di affermarsi come un marchio di riferimento sul mercato dei veicoli di lusso negli Stati Uniti con la sua Audi 5000, una classica berlina sportiva dalla linea molto accattivante per l’epoca. Ma i manager di allora videro i loro piani inesorabilmente affondare per colpa di un reportage di un programma del canale televisivo CBS, chiamato 60 minutes. Gli intervistati dichiararono in modo unanime che l’auto spesso accelerava da sola, in maniera totalmente casuale e repentina.

Per provare quanto affermato dai testimoni, la troupe del programma mise in atto un esperimento, durante il quale il veicolo fu ripreso muoversi autonomamente, senza nessun conducente alla guida. Ma dietro questo scandalo ci stava il trucco: l’automobile fu infatti previamente modificata e si muoveva per mezzo di un compressore d’aria. A ben poco servirono le lamentele della casa automobilistica tedesca, la quale ci mise quasi 20 anni per raggiungere di nuovo i livelli di vendita precedenti.

Il disastro degli pneumatici Firestone per la Ford
 

6. Il disastro degli pneumatici Firestone per la Ford

Il 1990 fu l’anno di debutto della Ford Explorer, uno dei SUV più venduti del decennio. Questo nonostante più di 100 morti attribuite all’esplosione dei suoi pneumatici di serie, come accusarono le autorità, chiamate a processare sia il marchio automobilistico che Firestone, il fornitore degli pneumatici per tale modello.

Le due compagnie si scaricarono il barile l’una con l’altra, fino a giungere sui banchi del tribunale, senza che la responsabilità del difetto sia mai stata chiarita.

Toyota e l’accelerazione senza controllo

7. Toyota e l’accelerazione senza controllo

Anche la Toyota fu protagonista di svariati e recidivi casi di accelerazione involontaria su vari modelli Toyota e Lexus, continuamente negati. Finché il governo statunitense non obbligò, nel 2012, la casa nipponica a pagare una multa che ammontò a 1 miliardo e 200 milioni di dollari, la sanzione più elevata mai imposta ad un marchio automobilistico.

In questo modo, Toyota riuscì a scampare ad essere chiamata a giudizio. In seguito verrà alla luce che la compagnia era davvero al corrente di un difetto al pedale, responsabile dell’accelerazione improvvisa, grazie a documenti in suo possesso opportunamente celati al pubblico.

Gli airbag killer marcati Takata
 

8. Gli airbag killer marcati Takata

Forse lo scandalo di maggior impatto di tutti, visto che colpì i 10 maggiori fabbricanti di autoveicoli del mondo e all’incirca 17 milioni di auto. Tra il 2000 e il 2008, il fornitore giapponese Takata fabbricò airbag non a norma, eccessivamente sensibili all’umidità, che ne causava il deterioramento ed una potenza di esplosione eccessiva all’impatto. Un problema che arrivò a causare ferite mortali, non solo per il colpo ricevuto, ma anche per il lancio contemporaneo di pezzi di metallo e sostanze chimiche all’interno dell’abitacolo.

Accusate del fatto, per essere a conoscenza di tale difetto, furono appunto la Takata e la Honda, ragione per cui furono multate salatamente dal governo statunitense. Nonostante i fabbricanti coinvolti abbiano cercato di trovare una soluzione a questa grave crisi, si stima che le auto ancora circolanti con a bordo airbag difettosi e potenzialmente mortali siano ancora circa 30 milioni.

Accensione difettosa su Chevrolet Cobalt e Saturn Ion

9. Accensione difettosa su Chevrolet Cobalt e Saturn Ion

Per dare il benvenuto a Mary Barra come CEO della General Motors, nel 2013 scoppiò lo scandalo che ribolliva sotto il coperchio ormai fin dal 2004. I problemi nell’impianto di accensione e nel servosterzo della Cobalt e della Ion arrivavano a coinvolgere il circuito elettrico delle auto, disattivando inaspettatamente, in molti casi, sistemi di sicurezza come airbag ed ABS, o persino causando lo spegnimento del veicolo ad alta velocità su strada.

Dopo 9 anni e 13 decessi, General Motors ordinò finalmente il ritiro di 2,6 milioni di autovetture.

Ford, Toyota e Jeep, tutte hackerate
Foto: by M 93 [CC-BY-SA-3.0], via Wikimedia Commons
 

10. Ford, Toyota e Jeep, tutte hackerate

Una coppia di esperti americani, Charlie Miller e Chris Valasek, sono riusciti nell’impresa di hackerare i controlli di navigazione di una Ford Escape, una Toyota Prius e, più recentemente, di una Jeep Cherokee.

L’accesso al computer di bordo delle automobili è stato conseguito semplicemente collegando il loro computer ai cavi interni e attivando un programma pirata, sviluppato da loro stessi. Sono riusciti in questo modo a controllare l’accensione, a modificare la posizione degli indicatori di velocità e di combustibile, ad accendere e spegnere le luci e persino a frenare ed accelerare la vettura a loro piacimento, dimostrando così l’estrema vulnerabilità di tali sistemi.


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