Auto famose: 5 modelli storici che hanno fatto strada

Un viaggio alla scoperta delle vetture più iconiche di sempre, quelle che hanno conservato il loro fascino, dal passato ad oggi.

16.11.2018

macchine storiche

Un ammasso di lamiera e congegni meccanici dalla voce roboante o un fedele mezzo di trasporto cui non solo è possibile affezionarsi ma che addirittura popola le nostre memorie, insieme a quelle della nostra famiglia e del nostro paese?

Se dovessimo definire l’automobile in modo non convenzionale, noi sceglieremo senz’altro la seconda opzione ed in questo articolo avremo modo di fare un viaggio fra i 5 più famosi e iconici modelli degli ultimi decenni, quei veicoli in qualche modo leggendari che hanno cambiato - e cambieranno - design e motore, senza mai perdere tutto il fascino di un carattere unico.

1. Volkswagen Maggiolino

Il nostro viaggio comincia in Germania a Wolfsburg. Siamo nel 1939, la Volkswagen è stata fondata solo un anno prima e ai suoi ingegneri, primo fra tutti un certo Ferdinand Porsche di cui si sentirà ampiamente parlare, viene affidato un compito importante: creare una macchina che rimetta in moto un intero paese segnato dalla guerra.

Nasce così la Volkswagen Typ 1 che prenderà poi il nome di Käfer in tedesco, maggiolino in italiano, Coccinelle in Francia e Beetle in Gran Bretagna e negli USA.

Comunque la si chiami, questa fu davvero l’auto dei record...e anche se Volkswagen ha recentemente annunciato la fine della sua produzione nel 2019, non è forse il caso di dire le leggende non muoiono mai?

Forse non sapevi che....

Con una meccanica semplice ma al tempo stesso robusta, il Maggiolino possedeva un motore boxer 4 cilindri con una capienza di 1,2 litri, raffreddato ad aria e a trazione posteriore per un totale di 34 cavalli. I freni? A tamburo ovviamente. Ottima la tenuta sulla lunga percorrenza (un esemplare del 1963 in esposizione al Museo Volkswagen ha macinato ben 2.562.885 km).

Maggiolino Volkswagen

2. FIAT 500

Un salto di 20 anni ed eccoci nell’Italia del boom economico, nel 1957, l’Italia del frigorifero, della radio..e ovviamente di quella piccola automobile, lunga poco meno di 3 metri e alta meno della metà, con quattro posti e uno stemma di quattro lettere sul frontale, la regina delle strade italiane, la FIAT 500.

Il modello tedesco del Maggiolino si faceva senz’altro sentire ma la creatività e il gusto di Dante Giacosa e di un impiegato della Deutsche-FIAT giocarono un ruolo determinante su motore e design dell’indimenticabile Cinquino. Un carattere vivace e grintoso quanto basta, che tutt’oggi continua a far innamorare anche nelle sue nuove varianti con un occhio rivolto al mondo SUV (soprattutto il modello X).

Forse non sapevi che....

Allestimento spartano per l’epoca, non c’è che dire: niente cromature, cerchi in lamiera o pulsante per l’accensione delle luci per la FIAT 500: bastava inserire la chiave. Lo sbrinatore del parabrezza era un optional, le portiere si aprivano a vento e il cambio aveva 4 marce non sincronizzate. Il motore, posteriore a sbalzo, era collocato fuori dal passo dell’auto. 479 cc di cilindrata e 13,5 cavalli di potenza non ne facevano proprio una furia ma tanto è bastato per renderla insuperabile.

Fiat 500

3. Mini Minor

Crisi del petrolio e aumenti dei prezzi ci sono sempre stati, ma quello che si verificò nel 1956 a causa del conflitto di Suez raggiunse dimensioni tali che le case automobilistiche dovettero correre ai ripari progettando auto molto piccole, dai bassi consumi e dal costo contenuto.

L’uomo giusto al momento giusto fu Alec Issigonis della British Motor Corporation. Il suo numero fortunato? Il 4 come quattro posti, quattro ruote e quattro cilindri. La sua creazione? La Morris Mini-Minor, più semplicemente la Mini. Agile e scattante, sin dai primi rally dove fu presentata, la Mini conserva ancora oggi una carrozzeria dallo stile british mai banale sotto cui risuona il rombo di quel motore da vero cuor di leone uscito dalla mente del suo costruttore.

Forse non sapevi che....

34 cavalli e 848 cc, per un motore posizionato nella parte anteriore che, essendo trasversale, aiutava a recuperare molto spazio all’interno dell’abitacolo. All’avanguardia per l’epoca le sospensioni a ruote indipendenti con cerchioni da 10 pollici per ridurre l’ingombro dei parafanghi. Per contenere i costi, le saldature erano a vista e, per questioni di spazio, il radiatore era spostato sul lato del motore. Tutto ciò in 305 centimetri di lunghezza e 103 di altezza.

Mini Minor

4. FIAT Panda

Anni Ottanta. Nel mondo delle auto italiane irrompono le sperimentazioni di Giorgetto Giugiaro, dalla cui matita usciranno modelli intramontabili come la VW Golf e l’Alfa Romeo Giulia Sprint. Fa così capolino sgomitando nel panorama delle utilitarie, la Fiat Panda, nuda e cruda, essenziale e senza tanti fronzoli, "come un paio di jeans", parole del suo stesso ideatore.

Si trattava - e si tratta ancora - di un’auto che non si spaventa nè di fronte ai terreni impervi, basti pensare alla sua leggendaria versione 4X4, nè di fronte ai numeri da record delle altre utilitarie. Panda è stata la prima auto inferiore ai quattro metri di lunghezza ad avere una motorizzazione Diesel, a disporre della trazione integrale, ad aggiudicarsi il premio auto dell’anno nel 2004 e a raggiungere il campo base a 5.200 metri sul monte Everest.

Forse non sapevi che....

Motore bicilindrico da 652cc o 903cc quattro cilindri, ereditato dalla Fiat 127, molto spaziosa all’interno con tanti vani portaoggetti, sedili anteriori a sdraio e posteriori ad amaca, 30 cavalli e cristalli piatti invece che bombati, tutto ciò per ridurre ingombri e peso. L’aspetto sicurezza? Carente, ma per un’auto che si posizionava ai piedi del mercato quasi quarant’anni fa è tutto nella norma.

Fiat Panda

5. Porsche 911

Anche nelle migliori famiglie si sente ad un certo punto aria di rinnovamento. È questo quello che accadde nel 1963 in casa Porsche a Stoccarda, ultima tappa del nostro viaggio che ci riporta in terra tedesca. Lo storico modello 356 aveva ormai fatto il suo tempo e l’azienda necessitava di qualcosa di nuovo.

Nacque così la 901...che fu certo poco fortunata, ma non tanto nel design sportivo e aereodinamico quanto piuttosto nel nome. Considerando che tutti i modelli Peugeot degli stessi anni avevano uno 0, fu subito chiaro ai progettisti di Stoccarda che un’auto del genere doveva in qualche modo distinguersi. Così da vera prima della classe, punta di diamante e regina della velocità, la 901 diventò 911.

Forse non sapevi che....

Affilata come un rasoio, due fari tondi sul frontale e un tetto che scendeva nella parte posteriore, trasformandosi nel cofano motore. Questa leggenda montava un sei cilindri raffreddato ad aria, motore boxer posteriore a sbalzo con 130 cavalli di potenza. Sospensioni a quadrilatero e ruote sospese a bracci longitudinali assicuravano una performance di altissima qualità. Ciò che rimarrà distintivo è il cruscotto: cinque indicatori in linea con il contagiri al centro che spicca per dimensione e posizione.

Porche 911

Queste sono le 5 leggende della strada che, conosciute da tutti, hanno fatto la storia, ma si sa, ognuno di noi cela nel proprio cuore la sua macchina iconica. Che sia la prima auto acquistata, quella con cui il nonno ti portava a scuola, la macchina del tuo primo amore, quella con cui hai girato in lungo e in largo, le auto più o meno storiche, più o meno iconiche avranno sempre un posto speciale nella nostra memoria.

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